Dopo ormai qualche anno trascorso nella pittoresca Hill Street, inizia un nuovo capitolo letteralmente dietro l’angolo (per chi è famigliare con la geometria urbanistica della New Town): si aprono così le porte del nuovo studio su Frederick Street! Una location altrettanto centrale, ma più dinamica e vibrante rispetto alla quiete che impera nelle vie in ciottolato parallele alle arterie principali.



Si tratta di un’occasione per ripensare lo spazio della terapia e la pratica clinica, poiché tanto la dimensione estetica, che quella organizzativa del setting, sono sempre implicate, e dunque parte integrante, del lavoro analitico. Ce lo ricordano bene sia Alberto Semi, che col suo testo “Tecnica del colloquio” accompagna il clinico in una riflessione teorico-pratica sull’organizzazione della stanza d’analisi, che Vittorio Lingiardi, che col suo “Mindscapes”, neologismo e titolo del libro, sottolinea l’indissolubile rapporto tra psiche e luoghi. È proprio Lingiardi che evidenzia bene come i luoghi siano per noi innanzitutto luoghi psichici, sede di ricordi, eventi, relazioni e affetti: è questo che rendere per noi un luogo come tale, anziché essere uno spazio neutro, indifferente, dimenticabile.
E di un luogo psichico non può che trattarsi sopratutto per i pazienti, quando si parla dello studio e della stanza d’analisi. In diversi, con le loro parole, hanno scandito questo cambiamento, e così dicendo qualcosa di loro, del transfert, delle questioni che li abitano, cioè di cosa quello spazio-oggetto è per loro: “posso portarle una pianta?”, “oddio, per me era diventato famigliare venire qui”, “mi dispiace, spero non sia stato difficile per lei”, “non andrà mica dall’altra parte della città?!”


Si tratta di un cambio di studio non scelto, ma che mi è accaduto, notificato dall’oggi al domani. Come tutto ciò che ci accade, e che non ci scegliamo, ci pone spesso in una posizione scomoda. Possiamo naufragare all’evento o provare a navigarlo, a farcene qualche cosa, perché non resti solo una ferita, un’incisione, ma anche una scrittura di cui provare a essere autori. Se riusciamo in questa operazione, allora si possono aprire nuovi spazi (letteralmente in questo caso) e possiamo perfino risentire quella spinta trasformativa che tanto desideriamo per noi stessi (specialmente per chi inizia un percorso di terapia), ma con cui facciamo così fatica. In questi casi anche un accaduto, un evento, può diventare allora “un’occasione per ricominciare”.
